La notizia è ampiamente di pubblico dominio, essendo circolata già da alcune settimane: dal 1 febbraio 2008, Netscape non sarà più supportato da Aol.
Il browser che ormai languiva in una risibile nicchia di mercato se comparato ai fasti di un tempo, uscito sconfitto dalla lotta contro Explorer ma in un certo senso rinato - se non altro nello spirito - in Firefox, cessa di avere nuove versioni e assistenza tecnica. Aol "stacca la spina" e Netscape, pur restando sicuramente disponibile per lo scaricamento in Rete, sembra avviarsi verso la vasta famiglia degli Abandonware.
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E anche se ormai erano davvero rimasti in pochi a utilizzarlo (chi scrive è diviso tra Explorer e Firefox, ultimamente con una propensione verso il secondo, decisamente più agile e meno "creativo" nel visualizzare le pagine) fa davvero un brutto effetto sentire che non ci sarà più un Netscape e che il nome sopravviverà solo in forme "collaterali" come il portale www.netscape.com (che oltre a essere un po' triste, in realtà già porta all'indirizzo http://netscape.Aol.com).Chi non navigava in Internet dodici-tredici anni fa non può capire: è un pezzo della nostra vita digitale che se ne va.Era ottobre 1995: un'invasione di dischetti nelle edicole italiane faceva sì che molte persone incominciassero a sperimentare con i collegamenti casalinghi. Magari c'era già qualche esperienza con le BBS, o magari no.Il crackdown italiano c'era stato solo un anno prima; usare un modem non era proprio da "Wargames" ma dava ancora una vaga idea di qualcosa di sotterraneo, di vagamente clandestino.All'improvviso, Internet diventava alla portata di tutti. Certo, lenta, scomoda da usare, con costi telefonici tutt'altro che contenuti (ci si collegava di sera, dopo le 22; giravano voci di persone che avevano un collegamento permanente, 24 ore su 24, in paesi come il Canada...). I modem erano spesso fastidiose schede metalliche da installare dentro l'ingombrante case rigorosamente orizzontale del vostro PC da tavolo (486 o Pentium se si era fortunati), schede che non sempre erano di gradimento del computer. Accanto alla parola "Windows" c'era un bel "95" se andava bene. Nel mio caso c'era ancora un "3.1" e ci sarebbe rimasto ancora per un bel po'.Libero si chiamava Italia On Line, Alice o Tin che dir si voglia si chiamava Video On Line (e non era neppure targata Telecom). C'erano altri operatori più piccoli e spesso anche qualitativamente migliori o più capillarmente diffusi, in certe zone. C'erano ancora le BBS.Più che il villaggio globale pareva un paesotto: in certi ambienti, una certa mailing list, una BBS, un'area messaggi, un canale IRC o cose del genere, ci si conosceva tutti e talvolta anche di persona.
La posta la leggevamo online perché il client offline sarebbe arrivato solo qualche settimana dopo (l'"offline reader" si chiamava Eudora o Pegasus). Le pagine erano grigie, con molto testo e poca grafica. Sembravano tutte uguali a uno spettatore distratto e casuale di una dimostrazione di collegamento a Internet.
Il browser stava su un dischetto: quello di VOL era un disastro. Tanto era bella e curata la presentazione, le mappe, le scritte in tante lingue, sembrava davvero di accedere a qualcosa di miracoloso. Dentro, per dirne una, non si potevano salvare le immagini. Non esisteva proprio tale funzione, a meno di non fare qualcosa ai limiti della follia (uscire dal programma, sbirciare nella cache dello stesso, prendere tutto il contenuto ed esaminarlo pezzo per pezzo, rinominare quello che interessava - già, il browser dava dei nomi casuali ai file che gestiva, non preservava gli originali - e buttare via il resto): salvare una foto diventava una piccola impresa.
Anche Netscape stava su un dischetto; era la versione 1.22 (e già salvava le immagini, preservando i nomi dei file!), poco dopo sarebbe arrivata la 2.0 ma sarebbe rimasta per un po' una beta, instabile, ancora incompleta. Ma già sufficiente a sforare lo spazio di un disco singolo da tre pollici e mezzo.
E come fare per aggiornare il browser, ora che era diventato "così pesante"? La sera era impossibile scaricare: dopo le 22 c'erano tutti. Le linee erano intasate. Si pagava poco ma pur riuscendo a navigare non si andava certo così speditamente. Chi aveva modo di collegarsi un po' prima notava il crollo verticale delle prestazioni allo scoccare della fascia tariffaria notturna.E allora via: collegamento di sabato mattina (fascia oraria scontata) ma da un server alternativo, magari di un'università giapponese (chiaramente sui server principali in America c'è sempre qualcuno che scarica...) e in "sole" due ore (!) ci si toglie il pensiero.Oggi probabilmente si potrebbe ottenere quello stesso risultato in meno di un minuto. Senonché, nel frattempo, anche le dimensioni dei file che scarichiamo per aggiornare il nostro software sono cresciute purtroppo in maniera esponenziale.
C'era già il WWW anche se scarno e ancora agli albori; c'erano anche altre cose, oggi semidimenticate; per esempio protocolli come Telnet e Gopher. Che esistono ancora, ma il primo è ormai roba da tecnici, il secondo riservato a hobbisti e nostalgici, visto che è stato ampiamente superato già un decennio fa dallo sviluppo del web stesso; e poi, provateci voi a fare - per dirne una - il sito di un'etichetta discografica in Telnet, come accadeva per la britannica Mute a metà anni '90. Verreste quantomeno presi per pazzi.
Il tempo passava, le versioni del browser sempre più evolute e "pesanti", fino a diventare una suite articolata. Navigator diventava Communicator, poi - dal 2000 - solo Netscape: tanto, la gente lo chiamava già così da tempo. La guerra dei browser aveva nel frattempo avuto effetti devastanti; nel bene e nel male, Internet Explorer (che Microsoft aveva basato inizialmente su un broswer pre-Netscape: NCSA Mosaic) era uscito vincitore. L'85% del mercato di Nescape era solo un lontano ricordo.Dalla versione 6, il team originale aveva preso a convertire il proprio prodotto in un progetto open source; tre anni dopo - siamo nel 2003 - la Mozilla Foundation subentrava nella gestione del progetto; Aol restava il finanziatore numero uno, con il diretto interessamento dovuto al fatto di poter immediatamente sfruttare il codice sviluppato nelle nuove versioni di Netscape.Ma questo, di fatto, ormai era un repackaging di qualcos'altro: qualcosa che oggi ha già una più compiuta espressione in Firefox. Quindi, è giunta l'ora di passare giustamente e definitivamente il testimone.
Per i nostalgici veri resta il ricchissimo archivio di Sillydog701.org, che parte dalla preistorica versione 0.9 per arrivare all'ultima uscita e fornisce anche altri browser in qualche modo imparentati con Netscape, e che promette anche tramite i propri forum di continuare a dare aiuto a chi vorrà continuare a utilizzare lo storico browser.
Ma chi ha vissuto quei giorni pionieristici in cui un mondo nuovo ci si apriva davanti, non potrà mai dimenticare la "N" bianca sul fondo blu con la piccola animazione in background che ci accompagnava mentre una nuova pagina, generalmente dal fondo grigio e con pochi elementi grafici, si apriva e ci addentravamo di un altro passo nel ciberspazio da cui non siamo più usciti o non siamo più riusciti a uscire.
Addio Netscape, e - parafrasando Douglas Adams - grazie per tutto il browsing._Leggi gli ultimi articoli di Nicola Battista
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